| La Grande Città 31-03-05 Dopo l’Illuminante Corso del Fine Settimana, avevo imparato tante cose nuove, prima fra tutte che per pubblicare qualcosa serve del materiale. Insomma, libri. Non ne avevo, ovviamente. Di inediti intendo, di libri in casa mia ce ne sono tanti tutti belli allineati sullo scaffale del salotto.Certo non potevo scegliere tra quelli lì, anche se l’idea di pubblicare Saramago mi stuzzicava, ma chissà perché, immaginavo che l’iter per contattare un premio Nobel fosse un tantino al di là delle mie capacità. Mi chiedevo che fare, dunque. Dove si trovano i libri? La prima risposta che mi è venuta in mente è stata quella di sfruttare le conoscenze. Romanzi, i miei amici scrittori, non ne avevano, né dentro al cassetto, né sotto alla gamba del tavolo, così ho pensato a una bella pratica veloce raccolta di racconti. Era novembre. | Postato da: zandegu |
| La Grande Città 30-03-05 Non è tutta farina del mio sacco. | Postato da: zandegu |
| La Grande Città 29-03-05 Una sera Tutti erano da me. Provavamo a scrivere parole che ci piacevano e in seguito a combinarle tra di loro: le più gettonate erano incroci tra caramelle e tartarughe, o coccinelle e borotalco. Robe del tipo Fruttocchia, Ghirola, Lampotalco e Brontolatte. Ma c'erano anche, non dimentichiamolo, intuizioni geniali come Ciocconella, Pappastico e Nuvolonda. | Postato da: zandegu |
| La Grande Città 25-03-05 Anche se continuavo a ignorare molte cose, avevo incredibilmente intuito che occorre sapere precisamente cosa si intende pubblicare. Insomma, se sei un piccolo editore è meglio che ti scegli una nicchia e che cerchi di diventare una specie di prodotto di culto, una roba per pochi eletti, da intenditori. La narrativa varia non acchiappa se sei un piccolo editore. Così ho spremuto ben bene le meningi: manuali di toelettatura del micio? Saggi sulla filosofia di Platone rapportata al governo Berlusconi? Libri di narrativa fantasy d’ispirazione tolkeniana in sei pratici volumi? Le guide enogastronomiche erano le uniche che veramente provocavano in me il brivido, dato che amo mangiare come nemmeno un aspirapolvere al massimo della sua potenza risucchiatrice, ma alla fine mi sono risolta per la narrativa italiana surreale. Possibilmente di autori giovani. | Postato da: zandegu |
| La Grande Città 25-03-05 Ora, tornando alle tre caratteristiche essenziali, ti avverto che, mentre la disperazione può anche accompagnarti per un pezzo del tuo percorso, la totale ignoranza in materia sarebbe sin da subito da limare. Pertanto, ti consiglio di frequentare un corso di editoria, breve o lungo che sia, a seconda delle tue esigenze. | Postato da: zandegu |
| La Grande Città 24-03-05 Allora, credo che tra le tante si possano ridurre a tre. Vuoi aprire una casa editrice? Io posso darti le caratteristiche essenziali per iniziare questo lavoro. Se le hai sei a cavallo. Dunque, secondo me devi essere: 1 dannatamente disperato, magari sei hai maturato molti mesi di disoccupazione e i tuoi ancora ti mantengono a pieno regime è meglio. Inoltre, sono molto efficaci anche i sensi di colpa notturni derivati da questa particolare situazione; 2 totalmente ignorante in materia. E’ consigliabile dunque sapere appena (magari con sporadici ma insidiosi dubbi) che il lavoro in questione consiste nel pubblicare libri; 3 sufficientemente interessato all’arte della scrittura. Col tempo le caratteristiche essenziali numero uno e due non saranno più tali, o almeno dovrebbe succedere così, ma è buona cosa che la caratteristica numero tre rimanga ben salda, anzi deve necessariamente diventare una divorante passione per i libri.Una chicca per quelli veramente intenzionati a seguire questo percorso: aprite un blog per raccontare i vostri successi e le vostre sconfitte, qualcuno si spera che lo legga e magari in futuro comprerà anche uno dei vostri libri. | Postato da: zandegu |
| La Grande Città 24-03-05 A giugno ho finito la Misteriosa Scuola e, come da tradizione, gli Insegnanti hanno organizzato una serata per la consegna dei diplomi. Stilosissimi e quadrati. Di solito la serata si fa in teatri famosi della Grande Città o alla Scuola stessa, insomma in luoghi seri.A me e ai miei compagni era toccato uno scantinato buio, nel Famoso Locale della Grande Città. Era pieno giugno e faceva un caldo della madonna, talmente appiccicoso che il vestito buono mi si era stinto sulle mutande. Il Magnifico Direttore, simpaticamente, ci chiamava uno a uno col microfono e noi dovevamo dire qualcosa di altrettanto simpatico alla gente in sala: mi vergognavo come un cane. | Postato da: zandegu |
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