La Grande Città 30-04-2005

Dunque parlavamo di farsi conoscere.

Bene, tra pochi giorni a Torino inizia il famoso Salone del Libro e ho pensato che ci si poteva andare, come di consueto, ma stavolta armata di biglietti da visita e volantini da distribuire per reperire del materiale. Quale posto migliore di una fiera dove ci sono solo editori, scrittori, lettori, appassionati e affini?

Così, insieme al mio ormai mitico grafico, abbiamo concordato di preparare dei semplici biglietti da visita per fare bella figura con gli addetti ai lavori a cui intendo sbolognare i suddetti bigliettini.

E poi dei volanti un po’ più cazzari per attirare i lettori, con su una disperata richiesta di romanzi e racconti per la mia piccola casa editrice.Verranno stampati tra pochi giorni e sono molto emozionata dacchè non ho mai avuto un biglietto da visita col mio nome e mi fa così serio e professionale, esattamente il contrario di me!

Intanto mi faccio un sacco di domande tipo:

fare volantinaggio in una fiera è legale, dovevo chiedere dei permessi? Mi arresteranno? La multa che mi faranno pagare dopo avermi acciuffata inseguendomi per gli stand sarà molto cara? Cosa diranno i miei genitori? Io sarò là comunque, queste paure non mi fermeranno, spero almeno di far pena ai tutori della legge che mi diranno di togliermi dai piedi, cosicché non mi facciano pagare niente.

Per sicurezza mi farò i codini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 








Postato da: zandegu
alle 12:27



| link | commenti (1) |




La Grande Città 27-04-05

… Invece siamo stati accolti da una simpatica segretaria di mezza età che ci ha presentati al tipografo che era ed è la copia sputata del Babbo Natale della CocaCola, solo senza tuta rossa e renne. Era così buono con noi, con la sua panciona e la sua barba immensa e grigia che mi ero già convinta che fosse la volta giusta.Ci ha fatto vedere dei libri di filosofia orientale stampati presso di loro, molto curati, ci ha chiesto come volevamo fare i nostri libri: il formato, la carta, i colori, la rilegatura, la copertina e la quantità. Poi ci ha fatto un signor preventivo e con un sorriso ci ha detto che in quindici giorni stampano i libri richiesti. “E’ lui è lui!!!”, ho detto saltellando appena fuori dalla porta della tipografia, rivolta al mio ragazzo. Anche Marco era molto contento, il signor Natale ci aveva fatto proprio un’ottima impressione e il prezzo era molto abbordabile, rispetto ai pochi preventivi che ero riuscita a strappare nei giorni precedenti. “E’ proprio Babbo Natale” e sono salita in macchina.

 

 

 

 








Postato da: zandegu
alle 10:29



| link | commenti (2) |




La Grande Città 26-04-05

E poi è stata la volta di Babbo Natale. Si era alla fine di gennaio certo, ma si vede che era ancora presente in tutti i nostri cuori, fatto sta che subito dopo aver lasciato il tipografo che non voleva i nostri soldi -segnalatoci dal superdirigente dell’editoria italiana- ci siamo recati al nuovo indirizzo scrittoci proprio di suo pugno (tutto questo ricorda qualcosa di già vissuto!, mi sono detta) dal tipografo scettico. La via del nuovo tipografo non è continua, si spezza a zigzag, sparisce, ricompare ad altezze diverse scavalcando i binari del treno, tutto questo a cavallo del confine tra la Grande Città e Uno dei suoi Satelliti.Insomma, trovare il nuovo tipografo è stata una vera impresa, ci siamo persi un sacco di volte, io poi ho seri problemi di lettura della cartina, Marco era confuso e le indicazioni dei passanti erano vaghe ma fatte con impiego di amplissimi gesti esplicativi. Poi ci siamo arrivati. Un agglomerato di qualche paio di capannoni industriali, in una remota zona degradata. La tipografia però era in un prefabbricato molto dignitoso, con una piccola porta verde.Ci siamo fatti coraggio, ormai pronti a farci nuovamente cacciare via a pedate…

 








Postato da: zandegu
alle 09:40



| link | commenti (2) |




La Grande Città 24-04-05

Per diventare un’editrice cazzuta, ho cominciato a frequentare un corso da redattore editoriale.

La classe sta nel ghetto della Grande Città, popolato più che altro da marocchini e cinesi. Non che abbia qualcosa contro di loro, se non fosse che rischio l’accoltellamento ogni volta che vado a lezione.

Mi domando sempre: cosa faranno mai in quindici fuori dalla porta del Centro Internazionale Chiamate? Bevendo e bisbigliando?

Comunque, per tornare al corso, questo si tiene in una specie di scantinato bianco bianco. Stiamo seduti su delle sedie da giardino di plastica bianca e le porte sono tutte verdi.

Il corso è gestito da una casa editrice della Grande Città e il professore è il direttore editoriale. E’ molto serio e competente, non fa una piega e ride raramente.

Questo corso mi piace, pochi cazzi e tante informazioni: esattamente quello che serve a me per andare avanti.

 

 

 

 

 

 

 

 








Postato da: zandegu
alle 14:14



| link | commenti |




La Grande Città 22-04-05

A fine gennaio aspettavo i racconti sul cinema che avevo commissionato a miei vecchi amici.

Uno di questi racconti era arrivato con una settimana di anticipo. Ero molto emozionata, il mio fidanzatino me lo aveva stampato e l’avevamo letto insieme mentre stavo nella sala d’attesa del dottore, mentre aspettavo che mi facesse entrare.

Parlavamo ad alta voce del contenuto e delle correzioni che si potevano apportare, non era certo un racconto da educande, la parola “bocchini” faceva capolino già dalla prima riga e le vecchiette in cappotto e facce malaticce e pallide da influenza invernale mi guardavano con palese disappunto.

I vecchi non capiscono nulla di letteratura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 








Postato da: zandegu
alle 10:49



| link | commenti (1) |




La Grande Città 20-04-05

A gennaio come avevo già accennato sono partita alla ricerca di un tipografo. Dopo il supermegadirigente della tipografia nazionale con receptionist e ufficio minimal, io e Marco ci siamo recati dal tipografo “più rispondente alle nostre esigenze” che ci aveva consigliato.

Così, di nuovo, una mattina siamo partiti e siamo arrivati alla via indicata sul foglietto scritto di suo pugno proprio dal dirigente. Siamo entrati in un cortiletto lasciato parecchio a se stesso in una zona non propriamente residenziale e siamo entrati in un piccola porticina di vernice grigio scrostato. Dentro c’erano un sacco di macchinari rumorosi che stampavano a tutto spiano. Ho cercato di dire a Marco che dovevamo trovare il nostro uomo, ma non si sentiva nulla di quello che dicevo.

Faceva freddo e avevo messo il paraorecchie fucsia che mi aveva regalato Mela a Natale. Forse non mi dava un tono molto serio e nemmeno professionale, sembravo un’iscritta all’asilo ma molto alta.

Marco mi aveva detto con secco disprezzo di togliermi “almeno quei cosi”.

E così ho fatto, ci tengo alla mia immagine seria di editrice seria, io.

Finalmente, un omino ci è venuto incontro, ci ha fatti salire qualche gradino sporco e ci ha condotti verso un tavolaccio pieno di carte, registri e robe simili e non sembrava un ufficio minimal, ma solo un posto quasi clandestino e noi ci eravamo abituati troppo bene col supermegadirigente e il suo ufficio luminoso e vuoto e silenzioso. Gli abbiamo detto chi ci mandava. Ci ha guardati perplesso, ma noi non mentiamo mai. Ci ha gentilmente chiesto che cosa volessimo stampare e alla risposta “libri” era ancora più perplesso. “Ma non vendono”, è stata la sua cortese precisazione. Chettefregaatte, mi sono domandata, che tanto ti paghiamo anche se ne dovessi vendere mezzo?

Fatto sta che ci ha detto che non era prodotto fatto per loro, che ne sapevano troppo poco, loro facevano volantini e biglietti da visita, cose piccole, non me la sento, non c’ho i macchinari adatti, eccetera e allora ci ha scribacchiato un indirizzo su un foglio di recupero e ci ha detto di andare là che sicuramente era meglio.

Eravamo, io e Marco, come palline del pingpong, reietti della società e nessuno sembrava interessato a stampare i nostri libri e nessuno pareva interessato nemmeno a farsi pagare coi nostri soldi. Roba da matti!

 

 

 

 

 

 

 

 

 








Postato da: zandegu
alle 19:48



| link | commenti |




La Grande Città 19-04-05

Quando edito, medito, digito, leggo ho molte distrazioni, più meno tutte quelle solite che si trovano in una casa (sì perché io lavoro in casa), tipo il frigo stranamente pieno di robe buone e perché non farsi una piada col prosciutto dopotutto è metà pomeriggio, o una giornata di sole splendido e perché non farsi una passeggiatina di pochi minuti che poi si trasforma in shopping selvaggio per le vie del centro, o la tv che perché non potrebbe stare accesa, i cd, i dvd.. insomma le solite cose, no? Ma io, oltre a tutto questo, io ho una distrazione in più.
Il mio vicino di casa.
Per un qualche strano fenomeno è sempre incazzato nero, di solito per questioni di lavatura di piatti e pavimenti e i soggetti chiamati in causa del suo nervosismo sono i suoi coinquilini.
Non so cosa faccia nella vita, sembra molto giovane ma non credo che lavori, perché quando lo incontro sulle scale ha sempre un completo giacca cravatta grigio e la ventiquattrore al seguito.
Fatto sta che è sempre incazzato, di una rabbia inspiegabile e violenta.
E insomma, mi tocca ascoltare i suoi furenti sfoghi attraverso la parete che divide i nostri appartamenti, ma non le mie orecchie dalla sua voce.
Ecco uno stralcio della sfuriata di oggi: "Non capiscono un CAZZO!!!. Non capiscono un cazzo. E' come parlare a un equino, non capiscono un cazzo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!"
Vorrei che vi soffermaste sulla parola "equino": non mi è mai capitato di sentirla urlare con tanta forza durante una discussione animata e soprattutto non mi è mai capitato di sentir paragonare qualcuno a un equino durante una litigata. Magari un semplice asino, ma un equino addirittura! Quale cultura ha quest'uomo!

 









Postato da: zandegu
alle 12:11



| link | commenti (2) |




La Grande Città 14-04-05

A un certo punto della vostra attività di editori, vi capiterà di sentirvi in obbligo di dare una ricompensa agli amici (pochi) che vi danno una mano. Se avete pochi liquidi e non ve la sentite di darla in giro, o perché avete il ciclo o perché siete fidanzati e la cosa produrrebbe effetti negativi terribili, la soluzione che mi sento di consigliarvi come migliore è offrire una cena.
Scegliete un posto carino, non troppo sciccoso ma nemmeno una lurida bettolaccia e il gioco è fatto.
Col nostro grafico Coniglio Cattivo ho fatto così, l'ho portato a cena fuori.
Abbiamo discusso di siti internet, come farli, come renderli fighi, di biglietti da visita, volantini e altre amenità.
Abbiamo mangiato e abbiamo bevuto, soprattutto mangiato, ma anche bevuto del bianco buono, anche se qualcuno ha cercato di rifilarcene uno all'aroma di tappo di sughero, noi siamo stati scaltri, l'abbiamo pizzicato e abbiamo detto No, non te lo permetteremo, insomma qui paghiamo, o meglio qui pago io eccheccazzo!, e voglio roba buona alla mia tavola.
Poi abbiamo anche tanto riso e anche se la cena è durata quattro ore tipo a capodanno e volevamo anche stappare uno spumantino per festeggiare che a mezzanotte ci hanno portato il dolce, insomma ci siamo divertiti.








Postato da: zandegu
alle 12:01



| link | commenti |




La Grande Città 13-04-05

La prima volta che ho incontrato un agente letterario ero molto molto agitata, tanto che il mio fidanzato e io abbiamo litigato e così l’ho lasciato in fondo alle scale mentre io andavo a incontrare l’agente.

In realtà ne stavo per incontrare due in una volta, perché questi due signori collaborano.

Uno è specializzato in opere straniere e l’altro in italiani e promozione.

Mi hanno fatto accomodare in una bella sala luminosa, col tavolo decorato con tante pagine di quotidiani, proprio molto bello.

Non riuscivo a guardarli in faccia per l’emozione. Forse l’hanno capito perché mi parlavano dolcemente come si fa coi bambini piccoli piccoli.

Mi hanno anche offerto un caffè in un piccolo bicchierino di carta e dei biscottini al cacao.

Poi il signore più vecchio, mi ha messo una mano sulla testa e gentilmente, dopo avermi chiesto il piano editoriale mi ha cantato una vecchia ninna nanna regionale con la sua voce roca da nonno d’altri tempi.

Quando mi sono svegliata, mi hanno dato il cappotto e sono uscita, fortificata da quell’incontro meraviglioso e pronta per affrontare il mondo.

 








Postato da: zandegu
alle 19:21



| link | commenti |




La Grande Città 12-04-05

E poi, che cos’è il Distributore.

Beh, in soldoni è l’omino che porta fisicamente i tuoi libri belli stampati alle librerie. Però poi ti serve anche un Promotore.

Alcuni lavorano assieme al Distributore, altri hanno ditte tutte loro. Il Promotore è un altro simpatico omino che muove il motore dell’editoria e senza il quale non ti muovi dalla tua tipografia col tuo libretto del cazzo. In pratica è un rappresentante di libri che gira le librerie con un catalogo e raccoglie gli ordini. Poi glieli dà al Distributore che porta i libri a chi glieli ha chiesti.

E questo è il magico cerchio della vita del Promotore e del Distributore.

 

 

 

 

 

 

 








Postato da: zandegu
alle 12:19



| link | commenti |




 

Utente: zandegu

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

oggi
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005


Il blog delle principesse moderne

La rassegna stampa di Zandegù Editore:

La Stampa
La Repubblica
Liberazione
TuttoLibri
Il Manifesto
Rumore
Il Giornale
Radio Deejay

Le foto delle presentazioni di Zandegù:

Reading vari

I libri di Zandegù Editore si possono anche comprare online su:

IBS-Internet Bookshop


Unilibro

Libreriauniversitaria

  • Powered by Splinder

visitato *loading* volte

Vuoi mandarci qualche manoscritto da leggere?
Info e contatti sono su:

Zandegù Editore